Unesco

17 ottobre 2018

L’esperienza della candidatura del Parco nazionale della Sila a patrimonio dell’umanità rientra senza ombra di dubbio in un’unicità che diventa irripetibile. Per il nostro territorio si è trattato di un evento di notevole importanza in quanto l’idea di entrare nel circuito di un tale riconoscimento non è solo un vanto quanto una presa di coscienza del fatto che viviamo in un luogo che ha caratteristiche uniche e che il nostro dovere civico oltre che morale è di preservarle e custodirle, nonché promuoverle.

Come si innesta questa storia con la storia de Il Barattolo?

La nostra associazione ha avuto un ruolo molto attivo non solo nella fase preliminare a supporto della candidatura stessa, ma anche nella tre giorni di visite in loco, in particolare nel bosco del Gariglione, luogo ameno e misterioso della nostra Sila Piccola. Nei meandri di questo meraviglioso bosco, grazie alla conoscenza del territorio, alla competenza acquisita con gli scarponi ai piedi e le ali nella testa, alla professionalità come momento qualificante di riflessione sui temi più ampi che riguardano la natura, Il Barattolo – nelle persone di Giovanni Vizza e Francesco Greco – ha guidato ed accompagnato la commissione di valutazione.

Tutto si è concentrato in quei giorni e in quelli precedenti verso un unico obiettivo, che era quello di investire ufficialmente il nostro territorio di un titolo, di un merito. Per la prima volta, in un concerto unico ed univoco si sono concentrate le azioni di tutti: la Calabria in tutte le sue funzioni – amministrative, scientifiche, istituzionali, universitarie, naturalistiche, di settore, ricettive – è stata unita, coesa e pronta allo sforzo comune.

Aldilà del riconoscimento che poi, come si sa, non è arrivato, questo episodio ci da un’indicazione chiara ed univoca: il leitmotiv del futuro calabrese è l’unione consapevole e ragionata di tutte le componenti che si occupano di programmazione. Perché è vero che, in questo caso, il risultato non è stato raggiunto, ma è ancor più vero che il mancato riconoscimento non ha cancellato la bellezza ed il valore del territorio. A tal proposito, dobbiamo ricominciare il viaggio e ripartire dalle caratteristiche di unicità con la convinzione che se il nostro territorio vale una candidatura come quella che lo ha sfiorato, allora ora tocca a noi rimetterci gli scarponi ai piedi e rigenerare la mente affinché essa sia capace di concepire soluzioni ad hoc e progettare azioni sane, giuste, congrue e rispettose di quella bellezza unica dalla quale si può generare solo altra bellezza ed altra unicità!

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