Intervista al Presidente FIE, Mimmo Pandolfo

25 maggio 2019

In occasione della 3 Days Together in Aspromonte, conosciamo il presidente della FIE – Federazione Italiana Escursionismo – nonché grande amico, Mimmo Pandolfo.

Mimmo è un uomo pratico e passionale allo stesso tempo, forte della sua virtù di trasferire belle emozioni ed esperienze cariche di significato alle persone che gli stanno attorno. Questo è l’uomo. Questo è Mimmo!

Ora vediamo chi è il presidente della FIE a cui rivolgiamo poche domande per non tediarlo, ma volte a conoscere il suo operato e quello della nostra Federazione.

Ciao Mimmo, tu sei fresco di rinomina a presidente della Federazione: mi fai un bilancio del passato e mi parli dei progetti futuri?

I progetti derivano dal programma. Il progetto principale che ci accingiamo a realizzare è quello di continuare sulla proiezione della nostra Federazione verso un futuro più consono ai tempi che viviamo. Mi spiego meglio. La Federazione non può rimanere chiusa in sé stessa, deve aprirsi e trovare le connessioni con le altre parti della società che si occupano non solo di escursionismo, ma di tutto ciò che ruota intorno all’ambiente senza diventare dei fanatici ambientalisti, semplicemente restando un’organizzazione che ha a cuore l’ambiente, visto che siamo tra le altre cose anche un associazione di protezione ambientale confermata con Decreto del Ministro dell’Ambiente dell’anno scorso.

Siamo presenti a questa bella iniziativa di coesione ed unione tra diverse associazioni affiliate FIE della Calabria. Ciò mi da lo spunto per chiederti: quali sono i rapporti della Federazione con esse?

Il rapporto con le associazioni della Calabria, per quello che mi riguarda, è un rapporto fluido, non ci sono né momenti di frizione né mancanza di cooperazione. Io mi rendo conto di essere al centro di una grande festa quando sono a contatto con le associazioni. Con queste della Calabria, sarà anche perché l’assonanza culturale ci rende molto vicini e simili, percepisco proprio una forma profonda di coesione con la figura del presidente della federazione, non parlo dell’individuo o della persona, ma mi riferisco alla funzione che esplico. Devo aggiungere, per onor del vero, che nella mia esperienza passata in questi quattro anni di presidenza dappertutto in Italia  ho avuto sempre modo di sentire calore e affetto dalle associazioni con cui sono entrato in contatto e dalle loro componenti.

Quindi non manca nulla o potrebbe mancare qualcosa che si può affinare?

Tutto è figlio dei tempi, tutto. È un divenire: si parte da quota zero, come nelle nostre escursioni,  e si sale mentre l’altezza dell’asticella si definisce strada facendo perché la lievitazione del panetto che si costruisce dipende da tutte le componenti dell’impasto! Io sono molto fiducioso per quello che riguarda l’esperienza Fie in Calabria perché è un’esperienza che sta crescendo gradatamente, non è un qualche cosa calato dall’alto. Il rapporto che si sta costruendo, grazie anche a questo evento tra le associazioni, quello che ho visto accadere anche nel recente passato – negli ultimi due o tre anni – riguardo ad un loro avvicinarsi, annusarsi, cooperare, fare delle cose insieme, sono tutti segnali positivi perché i colpi di fulmine rischiano di svanire così come improvvisamente sono arrivati. La costruzione di rapporti basati sulla reciproca conoscenza, sulla mutua comprensione hanno l’opportunità di diventare qualcosa di consolidato, è come nei rapporti tra persone.

Se dovessi elaborare una formula attraverso cui passa l’incremento, lo sviluppo dell’escursionismo a che cosa faresti riferimento?

Bella domanda! Io provo a rifletterci perché se scopriamo questa cosa avremo vinto il Nobel per l’economia sociale…

Dammi uno spunto…

Credo che questo faccia un po’ il paio con quello che dicevo all’inizio: la FIE dove vuole posizionarsi per il futuro? Attrarre nuova linfa alle associazioni significa scendere in campo su ulteriori fronti: non si tratta solo di organizzare delle attività per i soci, ed in funzione del loro numero, del loro target, o delle loro richieste. Uno studio francese dimostra che le associazioni più vitali, quelle che hanno maggiore incremento in termini di tesseramento sono quelle che differenziano il prodotto che offrono. Chiaramente un’associazione non può snaturare la propria missione: un’associazione di protezione ambientale non potrà essere asfalto che ride! Detto questo, tutto ciò che può essere miscelato intorno a questo concetto, escursionismo, ambiente, socialità, prossimità, e così via discorrendo, può essere il teatro dove l’associazione deve muoversi. In questo modo, differenziando tutto ciò che è l’offerta dell’associazione, si ha l’opportunità di poter ampliare la propria crescita. Ampliando la crescita delle associazioni si amplia di fatto la crescita della Federazione. Se c’è bisogno di fare qualche esempio, per quanto sia difficile poi tradurlo nella pratica, perché abbiamo a che fare con le singole associazioni che devono decidere del loro destino, dirò che la FIE è una federazione e come tale detta degli indirizzi alle associazioni, ma non impone loro una linea di condotta, fornisce degli spunti su cui lavorare, ma non vuole imperativamente, come accade in altri sodalizi, che le sue direttive siano seguite alla lettera; sta alle associazioni accettare il messaggio, recepirlo in toto, parzialmente o rigettarlo. Quali sono i settori in cui ci potremmo muovere? La scuola, per esempio. La cooperazione con la scuola è molto importante perché aiuta ad abituare gli scolari, gli alunni a frequentare l’ambiente naturale, spiegando loro che un ambiente sereno dal punto di vista paesaggistico, dell’integrità e della salubrità del territorio è un qualche cosa che deve essere preservata. Inoltre, poi, si deve cercare di attrarli con uscite calibrate sulle loro capacità, sulle loro potenzialità. Altro elemento su cui ragionare in parallelo è la famiglia, perché esiste un’interpretazione che credo corrisponda molto alla verità: la famiglia è il riferimento del bambino, pertanto se i genitori si mostrano propensi ad appoggiare la partecipazione dei figli a questo tipo di attività, il bambino cresce nella convinzione che ha fatto una cosa positiva. Se il genitore, invece, non è calibrato a caldeggiare situazioni di questo genere non solo il bambino rimuove l’esperienza per quanto possa essere stata positiva, in quanto non vede in essa un riconoscimento con la sua guida, ma anche lavoro fatto è vanificato. Io, se vivessi in una comunità grande organizzerei, per esempio, delle serate a tema, aperte a tutti, gratuite, con dei seminari attraverso i quali fornire alla famiglia, ai simpatizzanti, ai curiosi i primi rudimenti dell’escursionismo, quindi della socialità, della prossimità che si sviluppa all’interno delle associazioni nella necessità di salvaguardia ambientale. Questo è un possibile esempio, ma anche aprire dei tavoli di discussione serena ed oggettiva, senza estremizzare i poli della questione perché, così come dicevo all’inizio di questa chiacchierata, l’ambientalismo è cosa diversa dall’essere fautori di protezione ambientale. Insomma, l’equilibrio è quello che deve guidare qualsiasi cosa noi si possa fare, sia come federazione, sia come associazioni.

Grazie a Mimmo per lo spaccato che ci ha offerto sul lavoro della Federazione, ma anche sulla cooperazione con le associazioni.

Dopo oggi siamo certamente più consapevoli di appartenere ad una famiglia con obiettivi comuni e prospettive sempre in crescita e di dover tirare su le maniche per estendere la consapevolezza che la natura va preservata perché questa è la nostra mission. Grazie Presidente!

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