Alla scoperta di Longobucco con Mimmo Flotta

13-14 luglio 2019

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In occasione della due giorni longobucchese che si è snodata attraverso la conoscenza del borgo passando dalle sue miniere alle sue cantine, dalle sua ospitalità diffusa al percorso sul fiume Petrone fino ad arrivare all’arte del telaio in particolare portata avanti dalla ditta Celestino sia nella produzione e lavorazione che nella promozione sul territorio, conosciamo meglio Domenico Flotta, per gli amici Mimmo.

Siamo in piazza del Campanaro e per prima cosa voglio chiedere a Mimmo che cosa significa essere una “vecchia” guida del Parco Nazionale della Sila?

Una bella domanda… Essere una vecchia guida del Parco Nazionale della Sila significa avere cura del proprio territorio, delle belle cose che ci sono, che girano intorno a noi e poi essere una guida del Parco ti permette di conoscere tante persone veramente squisite. Ma non solo, essere una guida è anche un modo per dare un valore alla propria terra perciò sono fiero di essere una guida storica.

Tu parli di valorizzazione del territorio, ma sarai d’accordo sul fatto che a questo assunto sono chiamate anche le nuove guide del Parco. Perciò, se reputi che ce ne sia una, ti vorrei chiedere qual è la differenza tra una vecchia ed una nuova guida del parco?

Io ho avuto il piacere di conoscere le nuove guide del Parco che da poco sono diventate anche guide Aigae e ho notato che tutto il loro lavoro è fatto con una passione veramente… bella, se così posso dire. Quindi io non vedo questa differenza perché quando osservi una guida della nuova guardia fare con piacere questo mestiere, non è importante capire se ci sono differenze quanto invece importante è la passione…

Quindi vuol dire che è la passione quello che conta? La passione conduce l’uomo e poi la guida…

Esattamente. Perché se non c’è la passione, non puoi fare questo mestiere che è una specie di missione. Ecco perché ti dicevo che ho osservato quanta passione ci mettano le nuove guide nel condurre le persone, nel fare conoscere loro gli aneddoti e le tradizioni, nel valorizzare le caratteristiche dei luoghi, nel fare muovere il turista all’interno del Parco. Quindi, secondo me, non esiste questa differenza perché essere guida significa saper fare azioni buone per il territorio.

In questi giorni ci hai portato un po’ in giro attraverso i percorsi escursionistici, abbiamo visto i luoghi tipici, i mestieri tipici della tradizione longobucchese, quindi del tuo paese. Tu, Mimmo Flotta, guida, che cosa fai per la valorizzazione quotidiana del tuo territorio?

Io non faccio niente di speciale perché già noi abbiamo sul territorio le bellezze e le tradizioni quindi non servono grossi investimenti… Ribadisco, non faccio niente di speciale, semplicemente propongo ai visitatori la semplicità dei luoghi perché penso che è la semplicità che noi dobbiamo coltivare, in quanto al visitatore che viene in Sila non interessa il turismo di massa oppure il turismo come dirti… borghese, se posso dire così, gli interessa la semplicità. È quello che ho fatto con voi in questi giorni:  ho cercato di farvi vedere le cose reali che ci sono sul territorio, il torrente Petrone, la via delle Miniere… è chiaro che un po’ d’investimento c’è stato, ma è solo l’investimento di conoscenza, di andare a conoscere i territori per poi farli scoprire agli altri… in realtà il Petrone prima non lo conosceva nessuno, adesso sta diventando uno dei torrenti più frequentati ed una zona a scopi turistici molto interessante all’interno del Parco Nazionale. È chiaro che se a ciò non associ i lavori artigianali e le tradizioni viene a mancare qualcosa. Secondo me, bisogna che natura e tradizioni camminino insieme: questo è il connubio vincente.

Perciò possiamo dire che se tu vuoi proporre un paradigma che si possa applicare all’attività escursionistica, esso passa attraverso la valorizzazione delle tradizioni?

Assolutamente si. Così come deve passare la valorizzazione delle seconde case: l’ ospitalità diffusa è una modalità di cui io vado fierissimo perché è un lavoro che dura da vent’anni e che credo sia una bella esperienza, anzi io voglio approfittare e fare a te una domanda chiedendoti come sei stata in ospitalità diffusa, perché mi farebbe piacere sentire la tua opinione…

Per me è stata la prima esperienza, non lo avevo mai fatto… devo dire che è una cosa che ti mette in una condizione di accoglienza molto molto profonda quindi che ti fa sentire come se fossi in un luogo tuo, in un luogo che hai già vissuto e credo che questo sia l’obiettivo. Si, è l’obiettivo! Mi sono confrontata anche con gli altri del gruppo, siamo stati benissimo, ci siamo molto divertiti, abbiamo approfondito le nostre conoscenze, abbiamo conosciuto un territorio anche diverso dal nostro e poi la cosa più importante, abbiamo rinsaldato dei legami. Anche questo è importante, che dici?

Questo è importantissimo, perché fare rete tra noi, tra le nuove e le vecchie guide, tra le associazioni, crea quel passaparola che spinge e ci spinge alla scoperta dei luoghi e può essere considerato un altro elemento del paradigma di cui parlavamo sopra…

Come credi sia cambiato, se lo è, l’escursionismo da quando tu hai iniziato a guidare dei gruppi?

È molto cambiato. Prima vedevo persone più anziane, ora, grazie al lavoro fatto dalle guide e dalle associazioni, vedo con molto piacere che ci sono molti più giovani che si sono avvicinati all’escursionismo, sia d’estate che d’inverno. Quindi cambiamento assolutamente positivo. Inoltre, aldilà dell’escursionista calabrese, c’è una maggiore presenza di escursionisti che vengono da tutta Italia. Quindi si, si registra un cambiamento ed io sono convinto che stiamo facendo un ottimo lavoro anche se ce n’è ancora tanto da fare, ma la passione e la volontà non mancano, per esempio per spenderci nel recupero di qualche sentiero in più, ma questo è un lavoro indirizzato verso chi ha competenze in merito.

Mimmo, a nome de Il Barattolo, ti ringrazio di tutto, in particolare di questo tempo che ci hai voluto dedicare…

Grazie a voi e speriamo di poter organizzare al più presto nella vostra Sila perché abbiamo bisogno di fare rete, come dicevamo prima, di mostrare che ci siamo, che siamo sui territori e che siamo le persone giuste!

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