È ottobre, davanti ad un bel camino e ad un buon bicchiere di vino in una serata d’inverno appena accennato, siamo ospiti di Florindo Rubbettino. A questo imprenditore calabrese, simbolo di una imprenditorialità capace di dare un’impronta culturale di largo respiro al territorio di appartenenza, siamo   lieti di rivolgere qualche domanda…

Dalla vostra storia leggiamo che Rubbettino Editore nasce dalla visione di Rosario Rubettino, fondatore della vostra azienda nel 1972. Quest’anno Sciabaca, in occasione del suo ventennale ne ha ricordato l’impronta, ma chi era Rosario Rubettino e che cosa lo ha contraddistinto all’epoca come imprenditore?

“Rosario Rubbettino, come si direbbe oggi, era un innovatore. Era una persona che non si accontentava dello stato quo, ma voleva cambiare le cose. Partiva da zero quindi aveva una grande volontà di fare, di costruire. Aveva questo sogno di creare una realtà culturale che facesse libri in Calabria, un luogo interno e periferico e ha votato tutta la sua vita a questa sua visione. Alla fine, è riuscito, mattoncino dopo mattoncino, a costruire una realtà, un’impresa editoriale che in questa regione, nel tempo, si è affermata con l’ambizione di parlare anche all’intero paese.”

Chi è invece Florindo Rubbettino?

“Io, insieme a mio fratello Marco, siamo gli eredi di questa visione e cerchiamo di portare avanti questo progetto che non è solo culturale, ma è un progetto d’impresa, di cambiamento del territorio, della comunità. Portiamo avanti l’idea di nostro padre, ossia di dimostrare che si possono costruire delle cose partendo da realtà periferiche, non propriamente da realtà che sono al centro dei traffici sia economici, sia culturali. In altri termini, portiamo avanti la visione di Rosario Rubbettino.” 

Leggiamo dalla vostra storia: «L’impegno della Rubbettino è diventato  così quello di dare voce a classici ed autori lontani dal grande circuito, testi che riabi-litavano la libertà e il mercato, che riportavano alla luce patrimoni della cultura a lungo dimenticati, che ribadivano come la vera storia sia sempre revisionistica». Non solo la frase ci colpisce, ma ci da lo spunto per chiederti come si può agire sulla società, senza ovviamente che tu ci debba dare una formula, ossia come può uno spirito liberale agire su una civiltà per renderla aperta, liberale a sua volta, non dimentica dei valori della tradizione?

“È uno sforzo enorme ed è paradossale come questo, che è uno dei grandi dibattiti del nostro tempo, sia alimentato da una realtà così interna come Rubbettino che ha sede in Calabria, una delle regioni più periferiche dell’Europa. Incrociare questi grandi temi – il pensiero critico, la società aperta – è un modo per contrastare visioni manichee, visioni totalitarie del mondo e provare a dire che si può costruire pensiero critico, pensiero che mette in discussione i clichés e le verità precostituite confrontandosi con la forza delle idee. Un editore ha la grande responsabilità di mettere in circolazione idee anche quando queste ultime possono apparentemente creare dei corto circuiti. Quindi noi cerchiamo di creare uno spazio aperto di discussione critica all’interno del quale è possibile conciliare idee di libertà, di democrazia, di identità, di tradizione che si alimentano reciprocamente. Questo è il nostro sforzo!”

Lo spirito imprenditoriale è oggi visto come un demone che per forza di cose deve rispondere a leggi di profitto inevitabili ed anche severe. Informandoci su di voi, abbiamo visto le ali di un angelo che cercano di custodire dei valori che rendono l’imprenditorialità un servizio. Qual è il segreto che si nasconde sotto queste ali?

“Sotto queste ali si nasconde il segreto di Pulcinella perché fare impresa significa generare valore e ricchezza, non solo per quelli che stanno all’interno dell’impresa, ma anche per le comunità, per i territori. Un buon imprenditore crea valore. Chiaramente la responsabilità dell’imprenditore e la responsabilità sociale dell’impresa sono di non fare solo del profitto l’unico strumento che orienta l’azione, ma anche quello di avere un forte senso di responsabilità verso tutto il mondo che la circonda quindi verso il territorio, il paese, la comunità. Premesso ciò, il segreto è di fare bene il proprio mestiere (questa è una regola che vale per qualunque mestiere!) e, al contempo, operare in maniera etica, responsabile, sostenibile per far si che quell’azione non crei dei disequilibri in tutti gli altri ambiti.”

Nel marzo del 2019 figurate tra i vincitori del premio sostenibilità al Festival Nazionale dell’Economia Civile per la scelta di piantare un nuovo albero per ogni libro pubblicato. Ci racconti il senso di questa iniziativa?

“Noi siamo stati premiati con il primo premio al Festival Nazionale dell’Economia Civile per tutta una serie di azioni che mettiamo in atto. Siccome per realizzare libri si sprecano risorse, si abbattono alberi, abbiamo voluto dare un valore simbolico a questa nostra iniziativa per cui, per ogni pubblicazione che abbiamo effettuato, insieme ad una serie di partner, abbiamo voluto piantare un albero e, al contempo, abbiamo creato un piccolo parco, denominato parco green book, che ci ricorda che ogni nostra azione, per quanto virtuosa possa essere – e pubblicare un libro è sicuramente un’azione virtuosa! –  genera degli effetti che vanno ad incidere sul pianeta, sul territorio. È un po’ il discorso che facevo rispondendo alla domanda precedente: bisogna compiere le azioni che si ritengono buone, imprenditoriali, culturali, però, al contempo, bisogna sempre interrogarsi sugli effetti. È chiaro che piantando un albero per ogni nuovo libro non risolviamo nessun problema e di certo non risolviamo i problemi del pianeta, però accendiamo una lampadina, diamo un segnale perché poniamo l’attenzione sul fatto che ogni nostra azione ha bisogno di un atteggiamento responsabile che ne compensi gli effetti. Questo è lo spirito che anima il nostro green book.”

Quindi questa prospettiva può essere interpretata come una visione allargata del rispetto dell’ambiente?

“Certo. Noi siamo immersi nell’ambiente, che insieme a noi custodisce tanti altri organismi viventi. È vero che siamo probabilmente l’organismo più intelligente, l’homo faber, quello che può mutare l’ambiente in meglio, però dobbiamo fare attenzione perché alcune volte ce ne dimentichiamo e siamo capaci di cambiare in peggio l’ambiente. Quindi un richiamo all’equilibrio è sempre fondamentale.”

Un piccolo accenno a Sciabaca… In questa fitta rete, abbiamo avuto modo di vedere, tanti concetti: imprenditorialità, libertà, identità, consapevolezza, futuro, territorio. Ci sono tutte queste cose nella fitta rete di Sciabaca. Che cosa ci può essere ancora in Sciabaca?

“I tag che voi avete identificato ci sono tutti! Futuro è sicuramente la parola di cui tutti, in questo momento, abbiamo bisogno perché il futuro significa intanto pensare alla nostra sopravvivenza in un periodo così complicato e così pieno di angoscia e quindi è l’aspirazione di ogni essere vivente, ora più che mai. Futuro però non è solo “conservarsi”, è anche il modo di rivisitare il passato, di immaginare la nostra esistenza reinterpretando quello che ci è stato trasmesso dai nostri genitori e tutto quello che ci viene dalla nostra identità e dalla nostra storia. Futuro è anche l’innovazione, perché la capacità di saper conservare è, di per sé, una cosa importantissima, ma semplicemente conservare significa fermarsi. L’uomo, invece, è votato a ad immaginare un mondo diverso, a plasmare un’innovazione che poi altro non è che l’evoluzione. Siamo esseri evoluti perché veniamo da un passato in cui chi ci ha preceduti ha saputo allargare i propri orizzonti e quindi noi abbiamo questa responsabilità di evolvere, per cui futuro è sicuramente la parola che più di tutte in questo momento, secondo me, dobbiamo tirar fuori e mettere dentro… a Sciabaca e non solo…!!!”

Un’ultima domanda… ci siamo fatti una bella idea di questo vostro mondo, l’idea della bellezza che ripulisce in qualche modo e questo ci piace molto. Come si adatta tutto questo ad un mondo aperto per tantissimi versi, ottuso invece verso le vere luci e le vere brillantezze?

“Questa è una domanda estremamente filosofica che richiede la risposta di un filosofo.”

Noi vogliamo il punto di vista dell’uomo, Florindo Rubbettino…

“È una sfida che l’umanità ha sempre davanti. Io non credo che siamo in un’epoca in cui le sfide siano diverse da quelle che hanno avuto i nostri padri, i nostri nonni, le generazioni che ci hanno preceduto. Bisogna essere all’altezza sempre di questa sfida e trovare delle soluzioni che, volta per volta, siano aderenti alla situazione reale. Quindi grande concretezza, grande passione e soprattutto grande visione perché bisogna sempre immaginare come uscire da situazioni difficili e come conservare invece quello che di bello l’umanità ha saputo costruire.”

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