


Associazione Il Barattolo Ecotronei
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guida AIGAE e PNS
Escursioni naturalistiche, educazione e interpretazione ambientale e riciclo creativo.
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Lo zafferano di Pallone è femmina
Io e Giovanni siamo di nuovo a Pallone, vicino Marzi.
Ci torniamo con tanto piacere perché è un luogo dove gli “abitanti” svolgono le loro attività quotidiane con naturalezza, mentre a me sembra quasi di tornare indietro, di circoscrivere il mio momento dietro un recinto di filo spinato che mi restituisce una condizione ancestrale della mai vita e di quella di ogni uomo. Si, perché non serve fare magie o chiudere gli occhi per accorgersi che la semplicità è l’essenza della vita stessa. Serve invece essere consapevoli che vivere la vita con la semplicità di chi si sporca le mani di terra è il paradigma che ci restituisce grammaticalmente il senso perso del nostro andare avanti.
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Siamo qui con Francesca. Di cognome fa Garofalo, ma noi siamo ormai diventati amici e, aldilà del sorriso, ci rivolgiamo a lei chiamandola per nome. D’altro canto, avendo una passione in comune che è la natura e la montagna, come si fa a non parlarsi con confidenza?
Francesca è una ragazza coraggiosa. Giovane e piena di belle cose da raccontare. Libera di imparare e conoscere. Gioiosa nell’affrontare la vita e le sfide.
Stamattina siamo venuti qui a gustare un buon caffè, ma anche a toccare con mano quello che accade… e poi a farci una chiacchierata con Francesca…

Ci sediamo su un vecchio divano in magazzino, fuori il vento non ci consente di ascoltarci e noi invece vogliamo sentirci. Francesca sorride anche con gli occhi, ma io vado, subito al sodo e inizio con la prima domanda.
Siamo in mondo in cui appare sempre più strano il fatto che giovani donne intraprendenti possano dar vita ad avventure straordinarie in un settore che da sempre è ad appannaggio dell’uomo. Quello della produzione agricola. Cosa spinge una giovane donna come te a “ritornare” alla terra?
Prima di rispondere vorrei ringraziare te e Giovanni che oggi siete tornati a Pallone, e soprattutto per questa intervista perché chiacchierare e confrontarmi con voi mi porta a riflettere sulla decisione che ho preso. Io penso che la donna venga spinta al ritorno alla terra semplicemente per pura passione…
La interrompo perché non voglio che glissi e le specifico ciò che voglio sapere…
Quindi ti guida la passione però tu hai parlato di donna io non voglio sapere la donna in generale voglio saper Francesca Garofalo…
In questo caso ti rispondo che Francesca Garofalo pur venendo da una storia familiare che ha al centro un’azienda agricola, si è avvicinata in prima persona alla terra per la passione che ho già citato…
Ecco, vedi, il tuo già non è un vero ritorno perché tu ci sei comunque sempre vissuta…
Si, però non mi sono mai veramente interessata. L’ho fatto nel momento in cui mi è venuta la voglia di capire se in un territorio come il nostro (ed in una regione come la nostra) era possibile oppure no fare agricoltura ed imprenditoria. Quindi è stata anche per certi aspetti una sfida…
E lo è ancora immagino…
Questa sfida è sempre attiva, perché noi purtroppo siamo stati abituati ad una narrazione errata che ci parla di una Calabria difficile e da abbandonare ed invece io ho voglia di uscire da questo schema.
Oggi si parla spesso, spessissimo, di ritorno al passato, di ricerca delle tradizioni perché nelle cose che facciamo vogliamo metterci anche un po’ di ricerca antropologica, ma il passato acquisisce significato se non dimentichiamo la propensione al futuro. Quindi ti chiedo, cosa c’è nella tua azienda che richiama il passato e cosa la getta nella futuro?
Sono cresciuta nell’azienda di mio padre quindi, inevitabilmente, mi sono impregnata di cultura contadina anche se devo dire che la scelta è stata mia: non mi sono avvicinata all’azienda perché lo hanno fatto i miei genitori! Probabilmente se non fossi cresciuta qui a Pallone, avrei fatto comunque la contadina perché ho tanta passione per la mia terra. Inoltre, ho necessità di un contatto con la natura, perché questo mi fa stare bene. Per quanto concerne la propensione al futuro, qui subentra l’aspetto familiare perché vorrei dare un seguito a quello che c’è oggi in azienda, senza abbandonarlo. Anzi, gli vorrei dare una connotazione innovativa.
Sono curiosa di conoscere una tua giornata tipo. O meglio, esiste una tua giornata tipo?
La giornata tipo non c’è perché sono impegnata su più fronti. Il mio lavoro principale è fare la ragioniera in un azienda che si occupa di vendita online di prodotti audio elettronici. È quel lavoro che mi permette, ad oggi, di far fronte alle spese quotidiane. Il mio lavoro per passione è fare l’imprenditrice agricola, fare la contadina. E quindi, al mattino, dopo aver lasciato i miei due bambini a scuola, vengo a Pallone e lavoro nella terra. Faccio inoltre parte di alcune associazioni del mio paese, e quindi mi impegno anche in altre cose…

Che cosa fai per promuovere la tua azienda agricola?
Per ciò che concerne la promozione, facciamo veramente tutto con tutte le nostre forze e per quanto riguarda l’aspetto pubblicitario lo faccio solo ed esclusivamente con le mie capacità perché avere qualcuno che si occupi del marketing ha dei costi che al momento non possiamo sostenere. In particolare, la prima cosa che faccio è quella di formarmi. Lo faccio su due fronti: per ciò che concerne le coltivazioni, in particolare lo zafferano, mi confronto con altri produttori di zafferano della Calabria; per ciò che attiene più in generale agli aspetti naturalistici, trattandosi di un territorio in montagna, mi occupo di raccogliere informazioni anche dalle guide che sono sul territorio…
Guide ambientali intendi?
Si, esattamente!
E che apporto ti può dare una guida?
Io penso che una guida ambientale escursionistica sia fondamentale per chi vive in un territorio come il nostro. La guida è formata per guidarci come dice la parola stessa, in tanti aspetti che non sono solo le escursioni tout-court, ma la sua competenza si estende anche ad informazioni riguardanti il clima, i fenomeni che si verificano, i comportamenti della fauna. Chi condivide questo territorio, tra essere umani, animali e piante, secondo me deve conoscere queste dinamiche e la guida facilita la loro connessione.
Arriviamo a questo bellissimo progetto dello zafferano silano: svelaci qualche segreto su questa meravigliosa sostanza… e poi ti chiedo perchè lo zafferano e non un altro prodotto?
Era il 2021. Il lavoro che svolgevo mi stava molto stretto. Ad un certo punto, ho sentito forte l’esigenza di ritornare a contatto con la natura e visto che c’era quest’azienda di famiglia, ho cercato di muovermi in questa direzione. Nella raccolta di informazioni sui metodi di agricoltura biologica mi è rimasta impressa la storia dello zafferano e mi sono chiesta se alle nostre altitudini questa pianta potesse vegetare. Per prima cosa, mi sono avvicinata a chi la produceva in regime biologico: Giovanni Caruso, a Simeri Crichi che mi ha aperto questo nuovo mondo. Il primo impianto risale al 2022 con l’acquisto di duemilacinquecento bulbi, provenienti da Soveria Mannelli. Quell’anno è stato di prova. Negli anni a seguire, abbiamo incentivato la produzione. Ora non siamo affermati sul mercato, ma abbiamo iniziato a vendere nei mercatini locali. Quello che ritengo importante in questa fase è continuare a fare rete con gli altri contadini soprattutto nel settore di questa coltivazione nuova che è poco comune per le nostre altitudini.

Parli al plurale. Chi ti sostiene in questa avventura?
C’è il sostegno degli altri componenti della famiglia, mio padre e mio fratello Emilio. In particolare, però, ci sono le mani di mia madre che raccolgono questi fiori al mattino perché io non posso essere presente alla raccolta tutte le mattine.
È rimasto zitto per tutto il tempo Giovanni. Ora interviene. È lui che fa la prossima domanda a Francesca…
Possiamo dire che lo zafferano di Pallone è femmina?
Si è femmina…
E si chiama Francesca?
Si chiama Francesca e Natalina…

Qual è l’insegnamento che ti viene dalla natura, dal circondarti di bellezza nella natura, nella tua azienda di famiglia?
Dopo questa domanda, mi guarda Francesca. Ha capito la domanda. Ma si ferma un istante il tempo per me di guardare la sua pancia che si gonfia, il suo diaframma che si inarca. Mi risponde dalla pancia…
L’insegnamento che mi viene dalla natura è la cura…
I nostri occhi si guardano e sorridono. Non mi aspettavo altra risposta. D’altro canto se ci penso, il prolungamento di questa domanda è nel fatto che con Francesca ci si è annusati e diventati amici per la passione comune per la natura, la montagna. E chi frequenta la montagna spesso, spessissimo ha anche spasmi comuni… mentre penso a questo lei continua…
È lei che si prende cura di noi, di me. E mi insegna a curare lei attraverso le coltivazioni, la promozione del territorio di provenienza e attraverso la cura per la mia azienda. È un crescendo di azioni che ha solo riscontri positivi.
Si parla di natura, Giovanni non può non intervenire e quindi si riconnette al discorso…
Hai la percezione che tutto quello che fate in questa azienda viene più facile perché la natura vi è favorevole e non ostile? Tu hai detto prima che è stata una sfida piantare lo zafferano. Poi hai sperimentato che la natura riesce a sorprenderci sempre e questa sorpresa sta nel fatto che essa dà l’opportunità di fare cose che sembravano impossibili…
Assolutamente si. E ti dirò di più pensando a tutte le osservazioni fatte sul nostro prodotto: il safranale del nostro zafferano, vale a dire il suo aroma, è più forte sia come profumazione che come sapore rispetto allo zafferano coltivato sulle parti collinari. Evidentemente, a causa delle escursioni termiche, la coltivazione di questa spezia in montagna presenta caratteristiche diverse.
La linea di demarcazione è sottile, ma Giovanni coglie il succo della questione…
È semplicemente una questione di tipicità. Il vostro zafferano è tipico e diventa una nicchia silana, come ogni prodotto coltivato in Sila che arriva prima al palato delle persone…
È il momento del cambio di ruolo… Francesca osserva Giovanni e lo interrompe…
Queste cose sono dovute effettivamente a questi sbalzi di temperatura?
L’escursione termica a cui sono sottoposte le piante permette un maggior accumulo di zuccheri nel tubero dando così più struttura e sapore allo zafferano.
Riflettendoci sono diversi i tempi di fioritura e di raccolta rispetto alla collina e anche sull’irrigazione c’è diversità; la coltivazione dello zafferano è una coltivazione molto selvaggia e non richiede l’utilizzo di irrigazione artificiale…
Tutte le piante con tuberi e bulbi sono favorite dal punto di vista dell’irrigazione perché bulbi e tuberi sono “contenitori” di umidità…

L’escursione termica a cui sono sottoposte le piante permette un maggior accumulo di zuccheri nel tubero dando così più struttura e sapore allo zafferano.
Riflettendoci sono diversi i tempi di fioritura e di raccolta rispetto alla collina e anche sull’irrigazione c’è diversità; la coltivazione dello zafferano è una coltivazione molto selvaggia e non richiede l’utilizzo di irrigazione artificiale…
Tutte le piante con tuberi e bulbi sono favorite dal punto di vista dell’irrigazione perché bulbi e tuberi sono “contenitori” di umidità…
E non solo questo… Altra curiosità che mi è capitato di leggere è che il fiore va raccolto nelle prime ore dell’alba. In realtà non è tanto l’orario della raccolta che, in base alla zona dove ci troviamo, può cambiare, quanto il fatto che affinché la spezia non perda le sue proprietà organolettiche il fiore deve essere raccolto quando è a bocciolo…
Una serie meravigliosa di curiosità che ci spinge a pensare a quanta volontà e voglia di fare ci siano dietro questa donna, alla quale per concludere voglio chiedere un ultima cosa…
E qual è il monito che vorresti che i tuoi figli facessero proprio?
Quello che sto facendo lo faccio per loro perché non voglio che crescano facendosi accompagnare dall’idea che l’agricoltura in Calabria non si può fare. E poi voglio lasciare loro la positività di quanto sia curativo lavorare nella natura e nel territorio straordinario che abbiamo. Se avranno voglia, poi, saranno loro a continuare questa avventura.

L’escursione termica a cui sono sottoposte le piante permette un maggior accumulo di zuccheri nel tubero dando così più struttura e sapore allo zafferano.
Riflettendoci sono diversi i tempi di fioritura e di raccolta rispetto alla collina e anche sull’irrigazione c’è diversità; la coltivazione dello zafferano è una coltivazione molto selvaggia e non richiede l’utilizzo di irrigazione artificiale…
Tutte le piante con tuberi e bulbi sono favorite dal punto di vista dell’irrigazione perché bulbi e tuberi sono “contenitori” di umidità…
E non solo questo… Altra curiosità che mi è capitato di leggere è che il fiore va raccolto nelle prime ore dell’alba. In realtà non è tanto l’orario della raccolta che, in base alla zona dove ci troviamo, può cambiare, quanto il fatto che affinché la spezia non perda le sue proprietà organolettiche il fiore deve essere raccolto quando è a bocciolo…
Una serie meravigliosa di curiosità che ci spinge a pensare a quanta volontà e voglia di fare ci siano dietro questa donna, alla quale per concludere voglio chiedere un ultima cosa…
E qual è il monito che vorresti che i tuoi figli facessero proprio?
Quello che sto facendo lo faccio per loro perché non voglio che crescano facendosi accompagnare dall’idea che l’agricoltura in Calabria non si può fare. E poi voglio lasciare loro la positività di quanto sia curativo lavorare nella natura e nel territorio straordinario che abbiamo. Se avranno voglia, poi, saranno loro a continuare questa avventura.
Non siamo andati via mai da Pallone… l’elastico che ci riporta come un gancio appeso al cielo ci ha riconnessi e ci ha riabbracciati e qui siamo ritornati nuovamente a gustare safranali decisi e forti come la storia degli alberi che si intravedono da qui. Alle spalle di questo fiore di zafferano, c’è un regalo che va aldilà della polverina rossa che stuzzica le narici, perché essa ci riporta al gusto di gustare con ogni senso del corpo, il senso vero della semplicità che è il dono dal sapore più autentico.

Grazie Francesca, Natalina, Pietro senior e junior, Luigi ed Emilio.
Non dico alla prossima perché la prossima è già qui.
Maria Assunta e Giovanni